Menú Cerrar

L’Universo Sulla Pelle

Arias, madrigales y cantatas del seicento

La música del Seicento sirve de lienzo y como forma de expresión amorosa. La armonía queda al servicio de la palabra que reflexiona sobre el amor en sus diferentes estados: el amor sutil e ingenuo, el amor profundo, el amor eterno, la pasión, el temor de la separación que con el tiempo derivará en hacer palpable el dolor de la ausencia, la memoria del cuerpo.

Giovanni Felice Sances, Giovanni Battista da Gagliano y Giovanni Paolo Colonna comparten programa con compositores más célebres como Girolamo Frescobaldi, Stefano Landi, Giovanni Girolamo Kapsberger, la compositora Bárbara Strozzi y Benedetto Ferrari. Se trata de una recopilación de obras del primer barroco italiano a una y dos voces. Arias, madrigales y cantatas poco conocidas, algunas nunca antes registradas y sin embargo, repertorio de una alta calidad compositiva.

Una música de gran teatralidad que a través de las inflexiones vocales expresa toda la emoción contenida en el discurs. De este modo los compositores del siglo XVII pretenden introducirnos en el mundo de los sentimientos y las sensaciones. Música que toca los sentidos y la piel a través de la monodía acompañada; voces e instrumentos cuyo acompañamiento se supedita totalmente a la poesía, esencia y fundamento de la “seconda pratica”.

Descárgatelo en nuestra tienda oficial

Escúchalo en


TORNI AL LIDO IL NOCCHIERO

Benedetto Ferrari (1603 – 1681)

Torni al lido il nocchiero,
che l’amoroso arciero,
d’una nave provede, 
à cui l’onda obedisce e il vento cede,
non paventa ne turbin ne procelle
e i naviganti suoi guida a le stelle.

O felice il Tirenno 
che regger nel bel seno 
si gentil nave suole,
c’hà Palinuro il cielo, e Tisi il Sole.
Vorrei per riverire ogni suo giro
disfarmi in pianto? struggermi in sospiro.

Nave si bella e pura, 
ammira la natura 
per portar il bel pondo,
tra i diluvi tornar vorrebbe il mondo,
se tal nave varcasse l’Archeronte
fora un ciel stig’e un angelo Caronte.


SE TU SEI BELLA

Giovanni Battista da Gagliano (1594 – 1651)

Se tu sei bella
più d’Amarillide,
non sia rubella
d’Amor, mia Fillide,
pietad’ei brama,
ama chi t’ama!

Ama quel core
che sol onorati
d’ogni altro amore
e sol adorati,
ch’ogn’altra sprezza
vaga bellezza.


CHI NEL REGNO ALMO D’AMORE

Giovanni Felice Sances (1600 -1679)

Chi nel Regno almo d’Amore 
brama l’ore trar serene fior di pene,
d’una sol’amante stolto 
non si chiami molte n’ami,
molte n’ami, ma non molto.

Ma se scorge che tu scaltro 
tosto ad altro amabil volto sarai volto:
Non si monstra piu serena ma pietosa 
amorosa lusinghiera.


SOCORRETEMI, PER PIETÀ

Anónimo

Socorretemi per pietà
ochi belli, io qui mi moro.
Seda voi non mi si dà
uno sguardo per ristoro.


PARTO, O BELLA

Giovanni Paolo Colonna (1637-1695)

(Cintio) Parto, o bella, crudo ciel mi vuol lontano,
Rio destin, fato inhumano sì m’aresta la mia fé.
Vado, o cara, mi ti toglie acerbo il fato,
crudo ciel, destino ingrato
si ma il cor resta con te.
(Clori) Ah Dio perchè? Rio destin, fato inhumano.
Eh dove, oh ciel? Crudo ciel destino ingrato.

(Cintio) Perchè legge è d’Amore,
ch’altrove habbia il soggiorno
e quivi, e quivi il core.

(Cintio) Partirò si, sí mio bene, ma il mio cor qui resterà.
e dai lampi della spene in Amore i giorni havrà.
(Clori) Resterò ma più costante per amar quest’alma havrò,
e a seguir tuo piede errante l’ali al cor impennerò.

Ah, di barbara sorte acerbo vanto:
(Cintio) Io parto al duolo e tu qui resti al pianto.
(Clori) Tu parti al duolo et io qui resto al pianto.


L’AMANTE SEGRETO

Barbara Strozzi (1619 – 1677)

Voglio, voglio morire,
piuttosto ch’il mio mal venga a scoprire.
Oh, disgrazia fatale!
Quanto più miran gl’occhi il suo bel volto
più tien la bocca il mio desir sepolto;
chi rimedio non ha taccia il suo male.
Non resti di mirar chi non ha sorte,
né può da sì bel ciel venir la morte.

La bella donna mia sovente miro
ed ella a me volge pietoso il guardo,
quasi che voglia dire:
«Palesa il tuo martire»
ché ben s’accorge che mi struggo e ardo.
Ma io voglio morire
piuttosto ch’il mio mal venga a scoprire.

L’erbetta, ch’al cader di fredda brina
languida il capo inchina,
all’apparir del sole
lieta verdeggia più di quel che suole:
tal io, s’alcun timor mi gela il core,
all’apparir di lei prendo vigore.
Ma io voglio morire
piuttosto ch’il mio mal venga a scoprire.

Deh, getta l’arco poderoso e l’armi,
Amor, e lascia omai di saettarmi!
Se non per amor mio
fallo per onor tuo, superbo dio,
perché gloria non è d’un guerrier forte
uccider un che sta vicino a morte.


A CHE PIÙ L’ARCO TENDERE

Stefano Landi (1586 – 1639)

A che più l’arco tendere
O non mai saggio Amor?
Di me che più vuoi prendere,
Non sei tu sazio ancor?
Mira che folte fioccano
Le nev’in su’l mio crin,
E che miei giorni toccano
Homai l’ultimo fin.

Deh! Perché non rinovasi
Mia giovenil età,
Hoggi che al mondo trovasi
I fior della beltà?
Quale può maga porgere
Aita ai miei desir?
Ond’io vegga risorgere
Mio giorno in su’l finir.

Dunque ò gentil degnatemi,
che tutto altier n’andrò;
Vostro a nome chiamatemi,
Ma vostr’amante, no.
Gli amanti arsi sospiranvi
Chiedendo alta mercè:
Gli occhi miei solo miranvi,
E basta alla lor fè.

Amor che da té bramasi
ch’avvampi un cuor di giel.
Si fatta brama chiamasi
pugnar in contro al Ciel.
Più da tè non rubellomi
amor il fai ben tú:
Anzi tuo servo appellomi
ma fuor di gioventù.

Che parlo? Chi rispondermi?
Ah! Che non scerno il ver!
Sommergemi, confondemi
Tempesta di pensier;
Condannomi, perdonomi
Fra speme e fra timor;
Ma pur tutto abandonomi
Nelle tue mani Amor.


L’AMANTE CONSOLATO

Barbara Strozzi (1619 – 1677)

Son tanto ito cercando
che pur alfin trovai
colei che desiai duramente penando,
Oh questa volta sì ch’io non m’inganno,
s’io non godo mio danno!

Son tali quei contenti
che pur alfin io provo
che tutto mi rinovo
doppo lunghi tormenti.
Ma tutti com’io fo far non sapranno
chi non gode suo danno.


BEGLI OCCHI IO NON PROVO

Girolamo Frescobaldi (1583 – 1643)

Begli occhi io non provo
Fierezza, ò dolore,
Io pianti non trovo
Nel regno d’amore,
Qualor mi mirate
Con sguardi amorosi
scherzate vezzosi.

Voi labbra ridenti,
Quest’alma beate.
Sì cari gli accenti,
Sì dolci formate,
Se i denti scoprite
Con rare bellezze
Nutrite dolcezze.

Ma lasso, io pavento,
Che un ciel bello e puro
Al soffio d’un vento
Si cangi in oscuro,
Quell’aura che spira,
Quel guardo che alletta
S’adira e saetta.


FELICI GL’ANIMI

Giovanni Girolamo Kapsberger (1580 – 1651)

Felici gl’animi 
che greggie guidano 
ne cure sanimi 
nel petto annidano 
di se piacevoli 
i giorni menano 
e dilettevoli 
i cor serenano.
O piacer stabile, 
O povertad’amabile.

Del duo’ si ridono 
il sen tranquillano, 
le noi ancidano 
d’ardor sfavillano 
ch’aler vaghissimo 
il cielo indorasi, 
ch’alor bellissimo 
il prato i fiorasi.

Qui nembi horribili 
non si raggirano 
ne crudi sibili 
i venti spirano 
ma nudre l’aria 
d’odori nobile 
ne’ scherzi varia 
april’ immobile

X